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Il Teatro Chiabrera
Stagione 2018/19
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La stagione artistica si compone di quattro rassegne per sessantaquattro rappresentazioni. Il programma della prosa presenta il consueto interscambio tra teatro, cinema e televisione e la "compartecipazione" di molti degli interpreti ai tre mondi e, pur centrato sulla significativa presenza di autori contemporanei, da Stefano Massini a Cristina Comencini, da Marco Paolini a Gianmaria Testa, da Budd Schulberg a David Mamet e Jim Jacobs e Warren Casey, risale il secolo scorso con Eduardo De Filippo e Jacques Prévert fino ad arrivare alla grande tradizione russa di fine Ottocento dal volo interrotto de "Il gabbiano" cechoviano agli impetuosi "Karamazov" dostoevskijani. Tocca a Gianfelice Imparato aprire la stagione vestendo con efficacia i panni di Pasquale Lojacono in quell'inestricabile viluppo, così moderno, di arte d'arrangiarsi, fragilità morale e voglia di illusioni, che lascia aperto il finale di "Questi fantasmi!". Per questa lodatissima edizione Carolina Rosi, coprotagonista ed erede della tradizione di famiglia eduardiana, si è avvalsa della regia di Marco Tullio Giordana in "uscita" dal mondo del cinema che lo ha reso noto (un titolo per tutti "La meglio gioventù"). Premio Tondelli Riccione Teatro 2005, il "Van Gogh. L'odore assordante del bianco" di Stefano Massini, oggi il più prolifico e "fortunato" autore di teatro sulla scena nazionale, trasportandoci in una bianca stanza nel manicomio di Saint Paul de Mausole si interroga sui confini della creatività artistica. Può un pittore quale Vincent vivere senza i colori? Sostenuto dal ritmo serrato della regia di Alessandro Maggi, Alessandro Preziosi coglie una delle sue più convincenti interpretazioni teatrali. Da alcuni anni il musical è entrato di diritto nella programmazione teatrale tanto che il mix di recitazione, canto e ballo sono ormai "pane comune" per molti giovani attori anche di provenienza più "accademica". E quale "hit" lo è più di "Grease"? L'allestimento della Compagnia della Rancia, storica e benemerita compagnia del ramo, ritorna in città avendo doppiato il secondo decennio con oltre 1.750.000 spettatori, tuffandoci nella rock'n'rollin' America degli anni ‘50 con le macchine decappottabili, le gonne a ruota e i capelli impomatati di brillantina per raccontare l'amore tenero e appassionato di Sandy e Danny. Mancava dal 1999 "Il gabbiano" di Anton Cechov, allora in una edizione con Valeria Moriconi, ed ora affidato a Elisabetta Pozzi autorevolissima "staffetta" della generazione successiva di grandi attrici, una Arkadina in lotta con il tempo che scorre sfaldandosi e che le impedisce di comprendere chi le sta vicino. Una spettacolo comunque corale, realizzato con la consueta cura dal "neonominato" Teatro Nazionale di Genova, e per il quale il regista Marco Sciaccaluga, per la prima volta in Italia, ha scelto la versione del 1895 precedente alla censura zarista. Ancora all'amato Dostoevskij si volgono Glauco Mauri e Roberto Sturno che, dopo "L'Idiota" e "Delitto e Castigo" (che ha iniziato il suo lungo viaggio proprio dal nostro teatro), affrontano il "magma" de "I fratelli Karamazov", ultimo romanzo del grande scrittore russo, tra abisso ed esaltazione dei sentimenti, tra "pietas" e incomprensione mortale, con lo sguardo sulla modernità di un testo che non cessa di interrogarci e per cui si sono affidati alla giovane regia di Matteo Tarasco. Legato da anni ad un suo teatro "civile" per i contenuti affrontati, Alessandro Gassmann, dopo l'assai fortunato "Qualcuno volò sul nido del cuculo", cura la regia di un altro "classico" della cinematografia mondiale, quel "Fronte del porto" di Budd Schulberg che nel 1955 valse ad Elia Kazan l'Oscar per la migliore regia e a Marlon Brando quello per il miglior attore protagonista. Tradotto ed adattato ad una Napoli anni ‘80 da Enrico Ianniello e con una compagnia che riprende quella del "Cuculo" imperniata su Daniele Russo, il testo affronta temi ancora così urticanti come il capolarato, i taglieggiamenti, l'incombere della camorra, i soprusi sui luoghi di lavoro, le connivenze, ma anche il desiderio di riscatto e di legalità. Sono "Tempi Nuovi" quelli che Cristina Comencini, tra le principali registe italiane e scrittrice affermata, descrive con fare divertito, disincantato e avalutativo, tempi nuovi per l'intreccio tra sentimenti, relazioni e tecnologia che rende tutto in equilibrio instabile a partire dal rapporto con i figli. Tra "obsoleti" muri di libri e famiglie "arcobaleno" in arrivo, l'eccellente coppia genitoriale di Ennio Fantastichini e Iaia Forte sapranno non soccombere al "nuovo" che avanza? Nel pieno della sua maturità artistica ed umana, Gabriele Lavia affianca alle sue poderose "macchine" teatrali con cui ha investigato, tra gli altri, Pirandello, Strindberg e Brecht, allestimenti "da camera" in cui "legge" Leopardi o incontra con Prévert la sua gioventù (e quella di parte del suo pubblico). È così che prende forma "I ragazzi che si amano", un insolito viaggio che, grazie alle poesie dello scrittore francese e passando per riferimenti artistici da Picasso a Magritte e dalla musica di Presley a quella dei Beatles, disegna un'affettuosa "educazione" sentimentale che, consegnandoci un Lavia davvero insolito, ci riporta alla freschezza ed alla semplicità degli amori giovanili di ciascuno. Agli otto titoli della stagione "maggiore" se ne aggiungono altri cinque assai diversi tra loro per temi e forme espressive. Marco Paolini ha trasportato sul palcoscenico, dopo essere stato libro, "Le avventure di Numero Primo", una riflessione sull'avanzata delle intelligenze artificiali e sui rischi dell'asservimento della cultura alla "tecnica", tanto più per le nuovissime generazioni visto l'"accorciamento" del futuro. Giuseppe Cederna, ospite per la prima volta, in "Da questa parte del mare", libro postumo di Gianmaria Testa, affronta il tema delle migrazioni, senza ideologismi, raccontando storie di vita reali intrecciandole con la ricerca delle radici e di cosa possa dirsi "umano". E se Vittorio Sgarbi, dopo l'apprezzato "Caravaggio", celebra, da par suo, il quinto centenario della scomparsa di Leonardo Da Vinci e Luca Barbareschi, "alfiere" del teatro americano contemporaneo, ci presenta ne "Il penitente", ultimo lavoro di David Mamet, lo scontro impari tra coscienza individuale e professionale e mass-media, sono gli Oblivion, sotto la guida garbata e sicura di Giorgio Gallione, a "smontare" e a ricomporre con il sorriso il Libro dei Libri. La proposta per le scuole superiori prevede, oltre a "Fronte del Porto", riflessione, si è detto, anche sul bisogno di legalità e riscatto, un testo scritto da Renata Coluccini, e "saggiato" nel non facile ambito milanese, sui pericoli che gli adolescenti possano essere presi "In Rete", catturati seppure nelle loro placide camerette. Uno spettacolo senza sconti, con un finale non consolatorio tanto meno per gli adulti. Pieno di speranza è, invece, "Promessi!", una drammaturgia di Luca Radaelli che, a partire da un'idea di Pier Paolo Pasolini, fa raccontare, inscenandoli in un'aia contadina di primo Novecento, "I Promessi Sposi" manzoniani dai discendenti di Renzo Tramaglino, un oratorio laico che ogni anno, nel ricordo, va a rinsaldare la comunità che cresce. Per l'operetta ancora una volta Corrado Abbati affianca al repertorio "nazionalpopolare" della "Scugnizza" partenopea di Lombardo-Costa "Kiss Me, Kate", un viaggio "colto" tra la musica, debitrice al jazz, dell'americano Cole Porter e gli "imprestiti" dalla shakespeariana "La bisbetica domata", mentre Stefano Giaroli si misura, per la prima volta, con una delle "regine" dell'operetta, "Orfeo all'Inferno" di Jacques Offenbach di cui è celeberrimo il "Can Can". Altro riferimento al Bardo inglese nel primo dei due appuntamenti con il Balletto di Milano, "Romeo e Giulietta", originale intarsio di musiche čajkovskiane intorno alla Ouverture-Fantasia omonima, affidato alla fresca coreografia di Federico Veratti e "Cenerentola", un "pastiche" su musiche di Gioachino Rossini, a partire dalle sue ouvertures più conosciute, in omaggio al 150° anniversario della sua scomparsa, con la sperimentata inventiva di Giorgio Madia che, proprio con questa coreografia, ha vinto un "Gold Critics Award". Chiude il "balletto" una proposta "etnica" di grande impatto, tra suoni, colori danze tradizionali ed acrobatiche con gran dispiego e rotear di spade di una delle principali compagnie nazionali della Georgia. La stagione musicale affianca ai consueti pianisti di rango internazionale un'attenzione alle formazioni cameristiche. Tornano "I Virtuosi Italiani", guidati da Alberto Martini, che compiono trent'anni d'attività con più di cento cd ed oltre mezzo milione di dischi venduti in tutto il mondo, con il violinista russo Pavel Berman, premiato al "Paganini" e vincitore del Concorso di Indianapolis, in un programma tra Bach, Mozart e Schubert e la "Camerata Ducale" con Guido Rimonda con il suo Stradivari "Le Noir", particolarmente apprezzato dal pubblico della scorsa stagione anche per le sue doti "comunicative" in un programma monografico bachiano ben distribuito che consentirà di ascoltare sei concerti di cui due per violino, due per due violini con Giulia Maria Rimonda e due per pianoforte con Andrea Bacchetti. Due celebri brani tornano dopo oltre vent'anni dall'ultima esecuzione in città: al Notos Quartett, ensemble tedesco di punta della nuova generazione, con il contrabbassista americano Alexander Edelmann, tocca il piacere di far "guizzare" la "Trota" di Schubert e alla Filarmonica di Odessa, orgogliosa erede della grande tradizione culturale della città ucraina, quello di far apprezzare la felicità melodica e ritmica dell'incontro con la musica "Dal Nuovo Mondo" dal quale Dvorak avrebbe tratto spunti per la "Nona" sinfonia, affiancata in programma alla danzante "Settima" di Beethoven. Continua con Andrea Lucchesini e Sandro Cappelletto il rapporto tra musica e parola della scorsa stagione. Tra i maggiori pianisti italiani, Lucchesini, fin da giovanissimo nostro ospite (1985), si è volto negli ultimi anni con particolare attenzione a Schubert e alle sue ultime Sonate. Di qui il progetto, felicemente accolto nella maggiori sale da concerto nazionali, di proporne l'esecuzione insieme alla narrazione dell'ultimo anno di vita, così incredibilmente creativo, del musicista viennese da parte dello scrittore e storico della musica Sandro Cappelletto, nome familiare per i lettori de "La Stampa" e autore del libro su Schubert che dà il titolo al recital. Assai diversi, per ragioni anagrafiche e musicali, i concerti di François-Joël Thiollier e Mariam Batsashvili. Franco-americano il primo, studi alla Julliard School, premi al "Regina Elisabetta" e al "Čajkovskij", vasto repertorio con predilezioni "francesi", lunghissima carriera internazionale in una serata tra Chopin e, appunto, Debussy e Ravel. Georgiana la seconda, un terzo degli anni di Thiollier, studi a Tbilisi e Weimar, vincitrice del "Franz Liszt" e nominata BBC New Generation Artist 2017-19, una carriera "ascensionale", propone un recital lisztiano ben graduato tra interiorità e virtuosismo che termina con la temibile "Fantasia" sui temi mozartiani del "Figaro" e del "Don Giovanni". Chiude la stagione il ritorno, storico, di Vladimir Ashkenazy con suo figlio Vovka in un bellissimo programma per due pianoforti tra la "Fantasia" di Schubert, i Valzer di Brahms, la "Valse" di Ravel e la Prima Suite di Rachmaninov che, terminando con le festose campane della Grande Pasqua Russa, annuncia così la nostra (il 14 aprile, giorno del concerto, è la Domenica delle Palme). Ospite nel 1995, Vladimir Ashkenazy è una vera leggenda del pianismo del Novecento. Lo aspettiamo (con un po' di commozione).

Il Direttore del Teatro
Roberto Bosi

Si informa che il concerto del 2 febbraio di Mariam Batsashvili è stato posticipato al 30 marzo per una indisposizione dell’artista.

Il Balletto della Georgia, previsto in calendario il 2 marzo, ha annullato la tournée per problemi organizzativi.

   

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