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Dopo il silenzio

1 - 2
MARZO
ORE 11

SICILIA TEATRO
SEBASTIANO LO MONACO/
MARIANGELA D’ABBRACCIO

"Dopo il silenzio"
dal libro "Liberi Tutti" di Pietro Grasso
di Francesco Niccolini e Margherita Rubino

con Turi Moricca
regia di Alessio Pizzech

 

Il silenzio omertoso è una delle armi della mafia: il teatro invece è parola, comunicazione, presa di coscienza. Sarà per questo motivo che Pietro Grasso ama il teatro e per la seconda volta vi approda, dopo la significativa esperienza di “Per non morire di mafia” con un nuovo testo, “Dopo il Silenzio”, che Francesco Niccolini e Margherita Rubino hanno tratto dal suo libro “Liberi Tutti”.
“L’asse attorno a cui ruota la scrittura scenica di “Dopo il Silenzio” è il dialogo tra le generazioni. Il dovere che Pietro Grasso si dà è quello di passare la storia, di farla conoscere ai giovani. L’immagine è quella di un Silenzio che parli, opposto ad un silenzio omertoso che vogliamo cancellare e costruire su quel “Dopo” il nostro futuro. Un dialogo acceso e vibrante che mette di fronte due generazioni, due punti di vista totalmente opposti del leggere la vita. In un luogo dell’attesa, in un purgatorio dell’anima, in una condizione fuori dal tempo e dallo spazio dove fa breccia la grande storia con i suo eventi, i destini di questo giovane e dell’uomo si incontrano per fare i conti con la propria coscienza. Sul limitare di un tempo che sta scadendo il giovane e l’uomo fanno un viaggio interiore che vuole essere una consapevole ridiscussione dei motivi della propria vita delle scelte più o meno eticamente vissute. Quei due uomini tanto diversi tra loro, confrontano le loro vite in un faccia a faccia che parte dalla mafia come fenomeno esterno a sé per arrivare ad una definizione di mafia come condizione interiore dell’uomo, come reazione a problematiche sociali, come risposta sbagliata a bisogni inespressi, come prodotto di un Silenzio complice; una mafia che nasce in ognuno quando il dialogo con i propri valori non sia aperto e leale. In quel luogo, come se da sempre fosse lì, un uomo pubblico, che da sempre ha combattuto per le sue idee, per la giustizia, che ha attraversato la storia d’Italia degli ultimi trent’anni e più, con le sue delusioni e sconfitte ma anche speranze e vittorie, attende che quel giovane arrivi. Un uomo che porta con sé la storia, la drammatica storia di questa seconda repubblica, un uomo con le sue scelte sempre coraggiosamente ed onestamente affrontate con altrettanta coerenza affronta il giovane che domanda, pretende e giudica. Un giovane che non conosce quella storia se non attraverso la televisione. Un giovane che ha venduto sé stesso e la propria libertà. Un giovane senza parole per costruire il proprio futuro; di fronte a lui quell’uomo adulto sente il dovere di portare le sue parole, i suo pensieri, le sue esperienze perché tutto questo diventi patrimonio condiviso. Tra quei due uomini di età ed esperienza diverse, si crea progressivamente una comprensione, un abbraccio ideale, un ricongiungersi etico e morale che possa fondare simbolicamente una Nazione più civile, capace di una rivolta morale e di dire “Noi no!”. Davanti alla sacralità della morte, al limite che anche l’antica tragedia greca segnava come punto di svolta e trasformazione dell’uomo, la pietas reciproca trova un gesto con cui realizzarsi e quella dimensione etica dell’azione politica diventa comprensione dell’altro, ascolto dell’altro e atto concreto Tra quei due uomini, in quello spazio metafisico della memoria, in quella sorta di archivio della mente, fatto di volti, nomi, luoghi, c’è una donna, un pensiero al femminile che pone la speranza della trasformazione e che impone la conoscenza ed il sapere come strade verso il futuro. Quella donna oppone alla cultura del sangue, la cultura dell’amore e come le antiche Troiane difende quei valori familiari depositati nel segreto dell’esperienza matrimoniale. Quell’uomo e quella donna, con accanto a sé il giovane, con i loro volti sfiorati dal vento, possono così finalmente celebrare coloro che non ci sono più, coloro che hanno dato la vita per difendere e costruire la democrazia e sulla terra così inginocchiarsi e sentire il calore del sole.” (Alessio Pizzech)

La Direzione del Teatro Comunale Chiabrera comunica che per motivi tecnici il concerto di Alexandra Dovgan, in programma sabato 25 marzo è stato posticipato a sabato 9 aprile.

I biglietti già acquistati rimangono validi anche per la nuova data.

   

TEATRO COMUNALE
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