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RACHEL KOLLY D'ALBA, CHRISTIAN CHAMOREL
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Stagione 2017/18

RACHEL KOLLY D'ALBA, CHRISTIAN CHAMOREL

1
MARZO
ORE 21

RACHEL KOLLY D'ALBA, violino
CHRISTIAN CHAMOREL, pianoforte

BEETHOVEN
Sonata n. 4 in la min. op. 23
SCHUMANN
Sonata n. 2 in re min. op. 121
FAURE'
Sonata n. 1 in la magg. op. 13
WAXMAN
Fantasia sulla “Carmen” di Bizet

 

RACHEL KOLLY D'ALBA è considerata oggi la violinista svizzera di maggior talento e la sua carriera sta progressivamente acquisendo un prestigio internazionale. Ha debuttato come solista a 12 anni e ha già collaborato con la BBC Philharmonic, Orchestra Sinfonica della RAI, Orquesta Sinfonica de Sevilla, NHK di Tokyo, Orchestra Sinfonica di Milano "Verdi", Lausanne Chamber, Berne Symphony, Orchestra della Radio Svizzera Italiana. I prossimi impegni la vedono con la Rotterdam Philharmonic, Hessischer Rundfunk Sinfonieorchester di Francoforte, WDR Orchestra di Colonia e Bournemouth Symphony. Suona in recital con il pianista Christian Chamorel ai festival di Gstaad, Schleswig Holstein, Menton, Buenos Aires e Festival delle Fiandre. Incide per Warner Classics e "French Impressions", dedicato a musiche di Saint-Saëns, Chausson, Ravel e Ysaÿe dirette da Jean-Jacques Kantorow e John Axelrod ha vinto il "Supersonic Award" 2011 della rivista Pizzicato ed è stato premiato come "Best Recording of the Year in the Concerto category" agli International Classical Music Award 2012 (ICMA). L'ultima incisione, "American Serenade", con musiche di Gershwin, Bernstein e Waxman vede continuare la collaborazione con John Axelrod e l'Orchestre National des Pays de la Loire. ed ha ottenuto il premio "Supersonic" della rivista Pizzicato, 5 stelle da Diapason e 5 stelle dal BBC Music Magazine. Rachel Kolly d'Alba ha studiato al Conservatorio di Losanna dove ha ottenuto a soli 15 anni il diploma di insegnamento per il violino e la musica da camera. Ha successivamente studiato con Igor Ozim ottenendo il diploma di solista. Dal 2011 suona uno splendido Stradivari del 1732.

CHRISTIAN CHAMOREL è uno dei più quotati pianisti e musicisti da camera svizzeri della sua generazione E' stato invitato a suonare alla Musashino Hall di Tokyo, alla Konzerthaus di Berlino, alla Tonhalle di Zurigo, al Prinzregententheater di Monaco, al Palau de la Musica di Valencia, alla Wigmore Hall di London,, al "Klavierfestival Ruhr", al Yehudi Menuhin Festival di Gstaad e alle "Serres d'Auteuil" di Parigi. Come solista ha suonato con formazioni quali Orchestre de Chambre de Lausanne, Orchestre de la Suisse Italienne, Orquesta de Valencia e "Bach Collegium" di Monaco e come accompagnatore in recital ha collaborato con Pierre Amoyal, Ann Murray, Philip Langridge e Rachel Kolly d'Alba. Ha studiato al Conservatorio di Losanna e si è perfezionato alla "Musikhochschule" di Monaco con Gerhard Oppitz e a quella di Zurigo con Homero Francesch. E' stato premiato in Concorsi Internazionali quali "Prize Iturbi" di Valencia, "Gian Battista Viotti" di Vercelli, "Beethoven" di Vienna e "Konzertgesellschaft" di Monaco. Ha inciso due CD dedicati a Liszt e uno a Schumann, molto apprezzati dal pubblico e dalle riviste specializzate. Dal 2007 insegna al Conservatorio di Ginevra.

Con la "Sonata in la minore" op. 23, Beethoven dice una parola più originale in relazione alle sue prime tre creazioni nel campo della sonata per pianoforte e violino. Se Mozart resta il modello obbligato, più sbrigliato ed autonomo vi appare il materiale da costruzione. Nel primo movimento, "Presto", i due strumenti si dividono equamente lo spazio sonoro, giocando su forti sonorità e ritmi danzanti. Veramente piacevole il secondo, "Andante scherzoso, più Allegretto", dove Beethoven sfodera quel bell'umore che, di tanto in tanto, si fa luce fra le pagine più corrucciate; un certo clima spensierato dello Schumann dell'"Album per la gioventù" si coglie facilmente nei temi dominanti di questa parte della Sonata. L'impressione è accresciuta dal fatto che il contorno melodico del motivo enunciato dal pianoforte è identico a quello della "Marcia di soldati" della stessa raccolta. Nell'"Allegro molto" conclusivo una vera sorpresa è rappresentata dall'inserimento, nel corpo di un "normale" rondò, di una parte totalmente contrastante che tornerà anche verso la fine. Un motivo a note lunghe che riporta a certe tematiche barocche a sfondo dolente qui completamente trasformate dall'armonia che le sostiene in serene sequenze che formano una piacevole alternativa al veloce scorrere del tema principale che alla fine s'allontana in punta di piedi.
Schumann, che amava lavorare per blocchi di opere legate fra loro da analogie nella destinazione strumentale, dedicò il 1851 alla produzione delle sue ultime opere cameristiche: le due Sonate per violino e pianoforte e il Trio con pianoforte in sol minore e "Märchenbilder" per viola e pianoforte. La "Sonata in re minore" op. 121, fu composta nel tempo di una settimana, si direbbe di furibondo lavoro, viste le proporzioni dell'opera: fin dall'inizio si vede che Schumann vuol fare le cose in grande, giusto il titolo di "Grosse Sonate" che aveva in un primo tempo. Una sostanziosa introduzione anticipa con una certa solennità il tema principale del primo movimento, "Vivace", tutto pervaso da uno slancio tipicamente schumanniano qua e là appesantito da alcune evidenti prolissità. Non così lo "Scherzo (Molto vivace)" fantasiosamente animato da un ritmo sempre sostenuto anche nelle parti più melodicamente distese. Veramente commovente quello che può essere forse considerato il momento più felice della Sonata: "Piano, semplice" è l'indicazione del movimento completamente indicativa del clima sonoro che lo contraddistingue. Sui pizzicati del violino, che lo commentano con discrezione, il pianoforte enuncia un motivo di romanza senza parole. Le quattro variazioni che seguono rispettano sostanzialmente la sua linea ad eccezione della terza più libera. Il violino attacca con una certa espressione parlante, per poi sciogliersi a corde doppie in un quasi duetto di una intensa espressività, liquidato un po' brutalmente dalla citazione dello "Scherzo", che poi sparisce lasciando ancora la scena alla tenera voce del violino che chiude in solitudine il movimento. Segue, a completare il piano della "Grosse Sonate", un quarto movimento, "Agitato", nel quale lo slancio delle idee viene saldamente imbrigliato da un ferrea impalcatura ritmica. La Sonata ebbe alla prima esecuzione due interpreti d'eccezione: Joseph Joachim e Clara Schumann Wieck; più fortunato di Fauré, Schumann la vide subito pubblicata da Breitkopf & Härtel.
Gabriel Fauré era una persona molto distinta che scriveva musica altrettanto distinta, compiendo anche il miracolo di coniugare il contrappunto, appreso alla scuola di Saint-Saëns, con l'invenzione melodica più seducente. Niente di più logico che attirasse l'attenzione di un letterato musicofilo di lui ancor più distinto e raffinato: Marcel Proust. Nella "Recherche" lo scrittore cita espressamente la Sonata [n. 1] per violino e pianoforte in un passo di "Sodoma e Gomorra": «La signora Verdurin pretese dapprima un po' di violino. Fra lo stupore generale, il signor di Charlus, il quale non parlava mai delle sue grandi doti, accompagnò con molto stile l'ultimo movimento (inquieto, tormentato, schumanniano, ma infine anteriore alla Sonata di Franck) della Sonata per pianoforte e violino di Fauré. Io sentii ch'egli avrebbe dato a Morel, ricco di meravigliose doti quanto al tocco e alla virtuosità, precisamente quel che gli mancava: la cultura e lo stile». La cultura e lo stile sono due elementi umani che Proust tiene sempre in primo piano nelle sue valutazioni, non sempre oggettivamente motivate: la sua ammirazione per Fauré restava altalenante, specialmente in relazione alle melodie per voce e pianoforte. Tuttavia, tra molti, viene citato anche quale possibile riferimento per l'individuazione della "petite phrase" che ritorna nella sonata di Vinteuil, più probabilmente riferibile invece ad una Sonata di Saint-Saëns. In ogni caso questa prima "Sonata" di Fauré (1875, una seconda seguirà molti anni dopo, nel 1916) ha tutto per attirare l'attenzione di un ascoltatore in attesa di sonore fascinazioni. In Francia, nel periodo in cui Fauré scrisse la sua musica, nonostante le generose battaglie del suo grande maestro, trionfava l'opera lirica: Fauré per trovare un editore per la sua "Sonata" dovette rivolgersi a una casa editrice tedesca, la Breitkopf & Haertel di Lipsia. La prima esecuzione, sotto gli auspici della Société Nationale de Musique fortemente voluta e fondata tempo prima da Franck e Saint-Saëns, avvenne alla Salle Playel di Parigi nel gennaio 1877, con grande successo di pubblico. L'elegante slancio del primo movimento, con quelle frasi che si sollevano e atterrano con la forza e insieme l'eleganza di Roberto Bolle, affascinano l'orecchio. L'ultimo movimento, che sembra aver colpito Proust più degli altri, presenta invece caratteristiche meno sfumate essendo basato più sulla ricorrenza di un ritmo ben preciso che su frasi musicali eleganti e intriganti: più fuoco di bosco che ardere di sandalo.
Saremo risvegliati da romantiche seduzioni dalla trascrizione dai tratti in larga misura mirabolanti di ben noti motivi dalla "Carmen" di Bizet operata da Franz Waxman nel 1946, che ha il compito di chiudere il concerto, mettendo felicemente in risalto le attitudini virtuosistiche della violinista.

Mauro Balma

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