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La stagione artistica si compone di quattro rassegne per sessantanove rappresentazioni unendo alla consueta qualità della programmazione una particolare attenzione all’interscambio conflittuale e collaborativo intervenuto, nel corso degli anni, e nei due sensi, tra testo teatrale e opera cinematografica. Vengono, così, portati sul palcoscenico allestimenti di testi e soggetti teatrali diventati noti al grande pubblico per aver dato origine ad importanti film lungo gli ultimi quaranta anni e viceversa. È un’occasione rara e stimolante poter apprezzare, con il linguaggio proprio della scena, punti di contatto e/o di differenziazione tra le due forme espressive senza nessuna operazione di “sudditanza” o “museale” in quanto il lavoro di drammaturgia operato su alcuni testi, necessario per oggettive ragioni storiche, è riuscito a mantenerli vicino alla nostra sensibilità. Né si tratta di una “gara”, il cinema ha mezzi incomparabili, ma di un arricchimento, un altro punto di vista dato allo spettatore dalla presenza fisica, “reale”, emotiva dell’attore. Inaugura la stagione il ritorno, dopo ventidue anni, di un classico del musical quale è “Cabaret” ancora con la Compagnia della Rancia e la regia di Saverio Marconi che, questa volta, ha voluto sottolineare in chiaroscuro le responsabilità di chi attende, noncurante, lo svolgersi della storia credendo comunque di sopravvivervi. Il titolo è famosissimo nel mondo, grazie all’omonimo film del 1972 (otto Oscar) per la regia di Bob Fosse e la presenza di Liza Minnelli, ma lo spettacolo originale debuttò a Broadway qualche anno prima, nel 1966, quando fu rappresentato per la prima volta al Broadhurst Theatre dove rimase in scena per alcuni anni e il testo di Joe Masteroff, a sua volta, viene da una commedia di John van Druten, “I am a camera” del 1951, basata sui racconti di “Addio a Berlino” di Christopher Isherwood. Nell’inquieta Berlino alla vigilia dell’avvento del nazismo Giampiero Ingrassia è il perfetto “maestro di cerimonie” e Giulia Ottonello sostiene il non facile confronto con le precedenti Sally Bowles. Anche “Qualcuno volò sul nido del cuculo” è universalmente noto per il film del 1975 (cinque Oscar) diretto da Milos Forman con Jack Nicholson. Tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey del 1962, Dale Wasserman ne realizzò nel 1971, per Broadway, un adattamento scenico, che costituì la base della sceneggiatura del film. La rielaborazione operata da Maurizio de Giovanni l’ha avvicinata a noi, cronologicamente e geograficamente. Randle McMurphy diventa Dario Danise (un convincente Daniele Russo) e la sua storia e quella dei suoi compagni si trasferiscono nel 1982, nell’Ospedale Psichiatrico di Aversa. Dimostrando ancora una volta una mano più felice nelle regie, Alessandro Gassmann ne ha fatto uno spettacolo appassionato, commovente e divertente e di forte carica emotiva e sociale. Per “Arancia Meccanica”, film del 1971 diretto da Stanley Kubrick con Malcom McDowell e le musiche rielaborate da Walter Carlos, l’origine è nell’omonimo romanzo del 1962 di Anthony Burgess che l’autore, in un secondo tempo, ha provveduto ad adattare drammaturgicamente e dal quale è partita la presente edizione dell’emergente Gabriele Russo, una specie di incubo di Alex in cui hanno rilievo le musiche di Morgan, che lascia aperta la discussione sulla “titolarità” della violenza e sull’effettivo significato della parola libertà. Anche “I duellanti” sono più noti per l’eccellente versione cinematografica realizzata nel 1977 da Ridley Scott con Keith Carradine e Harvey Keitel. Ne è alla base un romanzo breve di Joseph Conrad, “Il duello” del 1908, che Francesco Niccolini ha adattato per Alessio Boni e Marcello Prayer, i due ussari, Armand D’Hubert, posato e affascinante uomo del nord e Gabriel Florian Feraud, guascone iroso e scontento, che per vent’anni si sfidano (contro il proprio “doppio”?) con grande slancio fisico e tintinnare di spade sui campi di mezza Europa. “Tradimenti” di Harold Pinter, scritta nel 1978 e ambientata tra Londra e Venezia, è una delle commedie più famose del premio Nobel 2005 per la letteratura ed è stata portata sul grande schermo nel 1983, diretta da David Hugh Jones con Patricia Hodge, Jeremy Irons, Ben Kingsley. La rasoiante anatomia della fragilità dei rapporti affettivi, di coppia o amicali, del testo è ora affidata alla regia di Michele Placido con Ambra Angiolini, Francesco Scianna e Francesco Biscione. Percorso inverso, invece, per “Calendar Girls” di cui vedremo il testo teatrale scritto da Tim Firth, tratto dall’omonimo film del 2003 di Nigel Cole con Helen Mirren e Julie Walters, di cui lo stesso Firth è stato autore e sceneggiatore. Nell’adattamento teatrale viene mantenuta l’impostazione corale, con Angela Finocchiaro nel ruolo di Chris, in un affresco di sorprendente vitalità, emozione ed autoironia del mondo femminile degli “anta”. Precede, invece, il film di Patrice Leconte (2014) con Christian Clavier e Carole Bouquet, “Un’ora di tranquillità” di Florian Zeller, uno dei talenti più affermati della nuova drammaturgia francese, che ha debuttato nel 2013 a Parigi diretto ed interpretato da Fabrice Lucchini con un successo tale che Massimo Ghini, assente dal nostro teatro dal 1989, ha deciso di darne una immediata versione italiana misurandosi con la travolgente comicità del testo. Riuscirà il protagonista ad ascoltare in pace, appunto in un’ora di tranquillità, il prezioso e rarissimo vinile che ha appena recuperato da un rigattiere? Grande capolavoro del Novecento teatrale, “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller del 1949 è stato trasposto cinematograficamente già nel 1951 e nel 1985, anno in cui ad interpretare il ruolo del protagonista è stato Dustin Hoffman diretto da Volker Schlöndorff. Ospitato nelle belle edizioni con Giulio Bosetti del 1987 e con Eros Pagni nel 2007, sempre per la regia di Marco Sciaccaluga, il testo dello smascheramento del sogno americano si avvale della maiuscola interpretazione di Elio De Capitani anche in veste di regista. “Notturno di donna con ospiti” di Annibale Ruccello, una delle voci più originali della drammaturgia italiana degli anni ‘80 stroncata prematuramente da un incidente, è stato scritto per il teatro, ma richiama volutamente, per atmosfere e citazioni, il cinema “thriller” di qualità (“Shining” di Kubrick) con una straordinaria Giuliana De Sio, involontaria moderna Medea inseguita, senza scampo, dai fantasmi del passato. “Sarto per signora” di Georges Feydeau è, invece, un classico del “riso agro” della tradizione francese del secondo Ottocento qui in una forsennata e sostenuta regia di Valerio Binasco con Emilio Solfrizzi mattatore tra scambi d’identità e coppie improbabili. Ad un Vittorio Sgarbi che ci restituisce la contemporaneità di Caravaggio, tra videoproiezioni e live electronics e Marco Paolini che, attraverso le parole di Jack London, ci racconta, in forma di ballata, di “Uomini e cani”, si affianca, infine, la ricreazione poetica ed originale del dramma dei profughi giuliani realizzata da Simone Cristicchi a partire dai semplici oggetti ancora contenuti nel “Magazzino 18” di Trieste e la sentita testimonianza civile di lotta alla mafia che Sebastiano Lo Monaco e Mariangela D’Abbraccio offrono a partire da un libro di Pietro Grasso, affinché “Dopo il silenzio” omertoso vengano le parole della consapevolezza. Corrado Abbati continua nella sua meritoria opera di riproposizione dei classici dell’operetta, soprattutto austroungarica con una rilettura originale ed un fresco allestimento di “Al Cavallino Bianco” di Ralph Benatzky e un “Sogno viennese” che ripercorre, antologizzando, appunto come in sogno, i capolavori dell’operetta più noti, affiancati a spartiti come “Vittoria e il suo ussaro” (Paul Abraham), “Una notte a Venezia” (Johann Strauss jr.), “Eva” e “Paganini” (Franz Lehár). Come sempre, tra i tre titoli della danza, uno della “grande“ tradizione con il Balletto di Mosca “La Classique” e le coreografie originali di Marius Petipa per “Lo schiaccianoci” di ˇCajkovskij e due delle principali compagnie italiane, il Balletto di Milano in una stimolante “Anna Karenina” dal romanzo di Tolstoj affidata al debutto in Italia del coreografo estone Teet Kask su musiche di ˇCajkovskij e la Compagnia Naturalis Labor di Vicenza impegnata anch’essa, dopo l’apprezzato “Contemporary Tango” del Balletto di Roma della scorsa stagione, in una proposta originale che utilizza il tango e le musiche di Piazzolla ed altri argentini con le coreografie di Luciano Padovani per raccontarci ancora l’amore di Romeo e Giulietta. La stagione musicale mantiene, soprattutto alla tastiera, il suo carattere internazionale. Il francese Cedric Tiberghien, vincitore del prestigioso Concorso Long-Thibaud di Parigi, propone un programma davvero “classico” tra Mozart, la “Waldstein” di Beethoven e i “Preludi” di Chopin mentre il tedesco Severin von Eckardstein, vincitore dell’altrettanto importante Concorso “Regina Elisabetta del Belgio” di Bruxelles avvicina i “Pezzi op. 118” di Brahms e i Notturni di Chopin alle assai impegnative trascrizioni wagneriane dal “Parsifal” a “L’Anello del Nibelungo” a “Tristano e Isotta” realizzate tra Ottocento e fine Novecento da un “crogiolo” di pianisti dal boemo August Stradal al belga Louis Brassin, dal polacco Moritz Moszkosvki all’ungherese Zoltan Kocsis. Saleem Ashkar è nato a Nazareth, dunque israeliano, da famiglia palestinese e si è formato musicalmente a Londra. Attivo quale “Ambassador to Music Fund”, organismo che sostiene musicisti e scuole di musica in aree di conflitto e in paesi in via di sviluppo, è impegnato in una integrale delle sonate beethoveniane a Berlino e Praga di cui offre in concerto l’”Appassionata” e “Gli Addii” seguite da alcune Ballate di Chopin. Yaara Tal, israeliana, e Andreas Groethuysen, tedesco, sono tra i Duo pianistici più noti sulla scena. Con un numero impressionante di incisioni per la Sony incentrano il programma sull’amato Schubert del quale, oltre al frequentato “Divertimento all’ungherese” presentano la rarissima trascrizione della Sinfonia n. 8 “Incompiuta” realizzata da Carl Reinecke. Tedesco anche l’ATOS Trio, tra le principali formazioni per trio con pianoforte, BBC Radio 3 “New Generation” e titolari di una propria stagione a Berlino, alle prese con i vertici del repertorio dall’“Arciduca” beethoveniano all’op. 100 di Schubert (a proposito, Kubrick ne utilizza l’”Andante con moto” in “Barry Lyndon”) mentre il serbo Stefan Milenkovich, ex enfant prodige dalla lunghissima carriera internazionale, premiato ai Concorsi di Indianapolis, Regina Elisabetta e Paganini è accompagnato da I Virtuosi Italiani in un programma spettacolare con i primi due concerti per violino del grande genovese. Dopo un decennio dal grande progetto di “Verso l’Arte della Fuga” torna Claudio Brizi con il suo “chimerico” claviorgano, ancora più perfezionato, in un tutto Bach con il flauto di Mario Ancillotti e in un godibilissimo viaggio virtuosistico tra Seicento e Settecento che mette insieme la “Ciaccona” di Pachelbel e la “Follia” di Pasquini con il “Fandango” di Soler. Il 22 ottobre 2005 l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta da Rafael Frühbeck de Burgos aveva inaugurato la ripresa dell’attività del Teatro nella sua sede dopo alcuni anni di interruzione dovuti a lavori di restauro e risanamento dell’edificio. Sono stati dieci anni molto fortunati e significativi e il rinnovo dell’invito all’Orchestra, il prossimo 14 novembre, diretta dall’australiano Daniel Smith con l’“Eroica” e la “Pastorale” di Beethoven, vuole “chiudere” e riaprire un altro decennio che risulti altrettanto favorevole.

Il Direttore del Teatro
Roberto Bosi

La Direzione del Teatro Comunale Chiabrera comunica che per motivi tecnici il concerto di Alexandra Dovgan, in programma sabato 25 marzo è stato posticipato a sabato 9 aprile.

I biglietti già acquistati rimangono validi anche per la nuova data.

   

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