Comune di Savona Home Page
Spaziatore
Logo Teatro Chiabrera
Teatro Comunale Chiabrera   Home
BIGLIETTERIA 
ON-LINE 
Biglietteria
Il Teatro Chiabrera
Stagione 2021/22
Archivio
Presentazione Sindaco
Presentazione Direttore
Scarica i programmi
Teatro
Abbonamento scuole superiori
Teatro Ragazzi
Stagione Musicale
Stagione di Balletto
Stagione d'Operetta
Privacy

Presentazione Direttore

La stagione artistica si compone di quattro rassegne per sessantasette rappresentazioni unendo alla consueta qualità della programmazione quella circolarità tra teatro, cinema e televisione che caratterizza, ormai, e con risultati a volte sorprendenti, la scena italiana. La rassegna ha un impianto "contemporaneo" che si rivela anche nell'allestimento del testo shakespeariano e uno "sguardo" femminile per alcuni temi che vedono le attrici protagoniste: dall'amore filiale alla riflessione sulla maternità, dal "tempo" dei sentimenti alla violenza distruttiva del potere, dalla dignità del lavoro al desiderio erotico. Inaugura la stagione "Re Lear" che vede il ritorno, dopo diciotto anni, di Michele Placido anche nelle vesti di regista. Un testo inesauribile che racconta come, accanto alla fine del mondo originata dalla "cecità" dei potenti di turno, in particolare del "secolo breve" appena passato e ampiamente citato nella scenografia, sia possibile una sua ricostruzione in cui la vitalità di Edgar e il sacrificio di Cordelia rimettano in sesto, restaurandolo, l'edificio della convivenza umana in uno scambio generazionale padrifigli quanto mai attuale. Di fronte alla pazzia "consolatoria" di Re Lear sta, invece, quella senza speranza di "Enrico IV", capolavoro pirandelliano scritto nel 1921, ma di sorprendente contemporaneità, che testimonia lo "sbilancio" dell'arte sulla vita, del "personaggio" sulla realtà, ma anche dell'irrigidimento e dell'impoverimento che produce un "ruolo" assegnato. Davvero l'Arte è un medicamento pietoso alla scandalosa mutevolezza dell'esistenza? Per la prima volta a confronto con lo scrittore girgentino, Franco Branciaroli raggiunge uno dei vertici della sua straordinaria carriera. Tocca di nuovo a Marco Baliani accompagnare, da par suo, Stefano Accorsi nella seconda tappa del loro viaggio, dopo l' "Orlando Furioso" dell'Ariosto e prima del "Principe" di Machiavelli nella tradizione "alta", ma non impervia della nostra letteratura. Ora è la volta del "Decameron" del Boccaccio da cui tre coppie di attori, una parità di genere quanto mai necessaria visti i testi, sapranno distillare, con libertà, tra "vizi, virtù e passioni", il mistero della vita invincibile da ogni appestamento. E' da questa gioia del racconto che parte, rovesciandola in oscuro tormento, "Una pura formalità", un film che, a suo tempo (1994), lasciò interdetta parte della critica, ma ora tra i più amati e apprezzati lavori di Giuseppe Tornatore che ha aderito volentieri al progetto di una riscrittura teatrale della sceneggiatura da parte di Glauco Mauri. Siamo in una stazione di polizia, o forse no, c'è stato un assassinio, ma non è chiaro dove sia il cadavere, lo scrittore Ornoff (Roberto Sturno), in debito ormai con la sua arte, è chiamato a darne conto e dovrà trovare in sé le risposte aiutato da un Commissario (Glauco Mauri) in un emozionante incontroscontro che non può non ricordare quello dostoevskijano tra Porfirij e Raskolnikov e che si concluderà, forse, con una riconquistata serenità. Finale del tutto aperto, invece, quello che regala al pubblico "7 Minuti", ultimo lavoro di Stefano Massini da noi già ospite con il suo bellissimo "Processo a Dio". Attesa nuova regia di Alessandro Gassmann e con undici attrici capitanate da Ottavia Piccolo, il testo ha tutte le premesse per essere uno degli spettacoli più significativi della stagione così come già appare dalla sola lettura. Partendo da un fatto realmente avvenuto nella Francia dell'Alta Loira, il testo si (ci) interroga su un fatto apparentemente banale: il nuovo management della fabbrica ha chiesto al consiglio di fabbrica (tutta femminile) di ridurre di solo "7 minuti" la pausa pranzo per mantenere i livelli occupazionali. Che deve decidere il consiglio, accettare, rifiutare? Ciascuna è chiamata a prendere posizione sapendo che, quale che sia il voto, nulla resterà invariato. Di tutt'altro genere è, invece, la scelta che spetta alle tre protagoniste di "Tres", uno scoppiettante e divertente testo dello spagnolo Juan Carlos Rubio che affronta con levità argomenti quali la solitudine, la fedeltà, la maternità. Tre amiche, Anna Galiena, Marina Massironi e Amanda Sandrelli, inseparabili al tempo del liceo, si ritrovano venti anni dopo non più giovani e senza figli, con l'orologio biologico che scandisce il tempo inesorabile. Bene, perché non trovare, di comune accordo, uno stesso "inseminatore naturale"? E se la biologia ha da dire la sua nel campo della fertilità femminile, resta del tutto ininfluente in quello dell'amore come si incarica di dimostrare l'amabile testo di Lidia Ravera. Iris (Lella Costa) ha una certa età, diciamo sessant'anni, e un'indomabile vitalità che non conosce pregiudizi. Senza pensione, deve vendere la "Nuda proprietà" della casa fingendosi molto più malata di quello che è e subaffittando una camera quale studio a Carlo (Paolo Calabresi), psicoanalista "maturo" pieno di ironia ed intelligenza. Quando apparirà la malattia di Carlo, forse senza scampo, scopriranno di non poter più vivere separati e decideranno, comunque, di affrontare insieme il futuro. Giuseppe Fiorello è stato nostro ospite dieci anni fa in un lavoro con Alessandro Gassmann e torna, ora, carico di vasti riconoscimenti per le sue interpretazioni cinematografiche e, soprattutto, televisive. E' da una di queste, quella dedicata a Domenico Modugno, che parte l'idea dello spettacolo, un commuovente omaggio alla Sicilia di suo padre, alla sua infanzia, al televisore in bianco e nero, alle feste di paese, ai lunghi viaggi in macchina con le canzoni di Modugno quale colonna sonora sempre presente e che vengono ad inframezzare, eseguite dal vivo con l'ausilio di due provetti musicisti, il racconto. Spettacolo rivelazione dello scorso anno, "Servo di scena" è la versione italiana dell'adattamento che Richard Bean ha realizzato quattro anni fa al National Theatre di Londra dell'intramontabile "Servitore di due padroni" di Carlo Goldoni. Nato da una scommessa produttiva di Pierfrancesco Favino, in una felice parentesi teatrale che ne ha interrotto l'intensa attività cinematografica e televisiva, e di un gruppo di ventidue attori che si alterneranno in parte durante la tournée, lo spettacolo, ambientato in una Rimini degli "anni del consenso" fascista, deve il suo successo alla combinazione di commedia visiva e verbale, di Commedia dell'Arte e clownerie, di coinvolgimento diretto del pubblico e di musica dal vivo con una prestazione sorprendente, anche per tenuta fisica, di Favino che delizia gli spettatori "saltando" letteralmente da un personaggio all'altro (le due identità, per i due padroni, del moderno Arlecchino/Pippo) in una girandola esilarante di equivoci e travestimenti. Anche Rocco Papaleo si concede uno "svago" teatrale dai suoi impegni cinematografici portando sulla scena proprio quella "Piccola impresa meridionale" così fortunata sugli schermi in un esperimento di "teatro canzone", un colloquiale, amichevole diario in pubblico accompagnato dalla sua band. Altro spettacolo "musicale", ma con tutt'altra angolazione, quello che Moni Ovadia e Lucilla Galeazzi hanno realizzato per parlare, ad un secolo dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, del "Doppio Fronte", quello della vita in tempo di guerra in trincea e nelle città, con le donne protagoniste, in un percorso da Gadda e Ungaretti ai canti patriottici e di protesta pacifista. La stessa presente anche ne "Le Cattive Strade", una rilettura a due voci dell'esperienza artistica e umana di Fabrizio De André in cui, al racconto appassionato di Andrea Scanzi, arricchito da estratti audio e video originali, si alterna l'esecuzione, da parte di Giulio Casale, di un personale "florilegio" del repertorio del cantautore genovese. Ne "L'invenzione della solitudine" Paul Auster affianca alla scoperta di un padre troppo a lungo sconosciuto ed improvvisamente scomparso, la riflessione sulla sua identità di scrittore e padre dell'amato figlio D. proprio mentre sta separandosi dalla moglie. Giorgio Gallione ne ha tratto un monologo teso e vibrante che, accompagnato dalle note di Stefano Bollani, si è tradotto in una interpretazione maiuscola di Giuseppe Battiston. Lucilla Giagnoni, "nostra" ospite d'elezione, dopo la trilogia della spiritualità presenta una nuova tappa, forse la migliore, della sua ricerca, un "Ecce homo" drammaturgicamente ardimentoso e pieno di sorprendenti spunti originali e connessioni in uno svariare dalla paleoantropologia al racconto evangelico per "impersonare" la fiaba dell'evoluzione, quella di Pinocchio. Corrado Abbati continua ad alternare un titolo del musical, "Tè per due" di Vincent Youmans, reso popolare dal film con Doris Day, con uno del mondo della classica operetta viennese, "Il paese del sorriso" di Franz Lehár, mentre Teatro Musica Novecento di Stefano Giaroli propone, per il centenario della prima rappresentazione, tra Vienna e Budapest, l'intramontabile "La principessa della czarda" di Emmerich Kálmán. A comporre il trittico della danza due compagnie russe già nostre ospiti in due lavori della "grande" tradizione e una delle principali compagnie italiane impegnata in una rilettura originale del tango: il Russian Ballet Moscow in "Romeo e Giulietta" di Prokofiev con le coreografie di Aleksander Lyapin , il Balletto di Mosca "La Classique" con le coreografie originali di Marius Petipa per "Il lago dei cigni" di Čajkovskij e il Balletto di Roma in "Contemporary Tango" su musiche di Piazzolla ed altri argentini con le coreografie di Milena Zullo e la partecipazione di Kledi Kadiu. La stagione musicale mantiene, rafforzandolo, il suo carattere internazionale sotto il segno, preponderante, della tastiera. La inaugura Alexander Kobrin, russo newyorkese, Premio Van Cliburn e Busoni con un programma che nella prima parte si richiama al progetto Beethoven della scorsa stagione e che, nella seconda, con gli Studi op. 25 di Chopin si pone a specchio con quello del diciannovenne polaccocanadese Jan Lisiecki, formidabile rising star, Young Artist Gramophone Award del 2013 e Premio Bernstein, alle prese, appunto, con gli Studi op. 10 di Chopin incisi per la DGG e pluripremiati, mentre il rumenotedesco Herbert Schuch, Premio "Beethoven" di Vienna, presenta un recital schubertiano del quale sta diventando un riconosciuto specialista. Sempre tastiera, ma con la partecipazione dell'Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione Croata, quella della, appunto, croata Martina Filjak, Premio Cleveland e Viotti, impegnata, dopo oltre vent'anni di assenza in città, ad eseguire il temibile e monumentale Secondo Concerto per pianoforte di Brahms e del "nostro" Pietro De Maria, Premio Ciani e Géza Anda, che, con l'ausilio del boemo Quartetto Bennewitz, interpreta due "Kammerkonzert" di Mozart. Tocca al violino dell'ucraino Valeriy Sokolov, Premio Enescu e artista EMI, offrire un programma molto ben impaginato dal non frequente "Grand Duo" di Schubert ad un virtuosistico SaintSaëns e al trio inglese di prima grandezza guidato al cembalo da Trevor Pinnock, una figura leggendaria nel mondo della musica "antica", compiere insieme alla viola da gamba di Jonathan Manson e al violino di Matthew Truscott un raffinato viaggio nel barocco da Leclair a Rameau a J.S Bach. L'appuntamento annuale con i "maestri" del pianoforte, che segna la stagione, è quello con Katia e Marielle Labèque, probabilmente il duo più famoso in attività, tra la sognante delicatezza della "Fantasia" di Schubert e la percussività della "Sagra della Primavera" stravinskijana.

Il Direttore del Teatro
Roberto Bosi

La Direzione del Teatro Comunale Chiabrera comunica che per motivi tecnici il concerto di Alexandra Dovgan, in programma sabato 25 marzo è stato posticipato a sabato 9 aprile.

I biglietti già acquistati rimangono validi anche per la nuova data.

   

TEATRO COMUNALE
CHIABRERA

Piazza Diaz, 2 - 17100 Savona


Tel. +39 019.820409
Fax +39 019.83105075


biglietteria.teatrochiabrera@comune.savona.it